“C t’ stai prdenn Ann’, è na cos…stile Pino Daniele”. Queste furono tra le prime parole che Massimo Troisi pronunciò ad Anna Praderio nel momento in cui, per la prima volta, ascoltò “Quando”di Pino Daniele, che sarebbe divenuta la colonna sonora di “Pensavo fosse amore…invece era un calesse”. In questa esclamazione di Massimo si notano le più grandi caratteristiche di due personaggi che hanno raccontato la loro Napoli, una Napoli che la maggior parte di noi non ha vissuto. L’umiltà di Massimo è entrata in collisione con la spontaneità di Pino, e ciò ha creato un’unione indissolubile. Chi con la musica e chi con il cinema ha dato voce a quella Napoli fatta di folklore, sogni e aspirazioni, bellezza e cultura, ma anche razzismo, odio e asprezza, Camorra e sopraffazione. Ciò sempre con quella smorfia di ironia e finta accondiscendenza nei confronti di coloro che si sentivano superiori -erano gli anni in cui le differenze tra nord e sud erano estremamente calcate-, questo perché: “nun fa niente parlà, l’importante è sapè sunà”. (fu una risposta di Pino ad uno spettatore che gli disse di non saper parlare in italiano).
Credo sia particolarmente difficile dire qualcosa su Pino e Massimo che non sia già stato detto; perciò, mi prodigherò in un umile racconto di ciò che, secondo me, hanno lasciato all’arte e a tutti noi. Due come loro mancano alla Napoli di oggi, non c’è nessun artista o attore in grado di riempire quel vuoto che hanno lasciato nei cuori di tutti. Massimo ha mostrato quanto i propri sogni vadano oltre qualsiasi limite dettato dal corpo:” ‘O ssaje comme fa ‘o core”, proprio quel suo cuore che batteva in maniera così disarmonica è stato, per anni, l’esempio di un amore fatto di momenti di grande passione e distanza, sentimento e rammarico. Come Troisi ha affrontato la tematica dell’amore, condito sempre dall’armonia della musica, non l’ha fatto nessuno, e credo che mai nessuno ne sarà più in grado. Potrei passare ore a parlare di “Ricomincio da Tre”, “Scusate il ritardo” oppure “Il Postino”, dire quanto mi hanno segnato le storie, la recitazione, la semplicità e l’ingenuità del personaggio di Massimo unita alla sua visione unica della vita e di ciò che lo circondava. Ma ho paura sarebbe superfluo e forse ne parlerei in maniera inadatta e irrispettosa. Massimo è stato un cult per la generazione precedente alla nostra, nonostante la sua timidezza e il suo opprimente senso di incapacità è stato in grado con la sua classe di “divorarsi” qualsiasi palco e a adattarsi alle più disparate situazioni. (mi viene in mente il Sanremo del ’81).
Pino è stato in grado di dare ancora più risalto, con la sua musica, al cinema di Massimo. Anche qui, potrei parlare di quanto Pino abbia segnato la cultura napoletana, anzi direi più quanto abbia smosso le coscienze dei Napoletani, soprattutto per come ha raccontato la sua Napoli, osannandola nei pregi e condannandola nei difetti. È sempre stato sincero su cosa lo circondasse, con il Blues ha incantato restando ancorato al dialetto, e a quella vita colma di semplicità. “Quando” rientra tra le canzoni più celebri di Pino, mi ha sempre colpito molto la malinconia delle sue parole, la sensazione che manchi qualcosa e che quel qualcosa sia diventato inarrivabile. “E vivrò, sì vivrò, tutto il giorno per vederti andar via…”.
È una canzone che i due hanno costruito ed elaborato insieme e, forse, rappresenta al meglio il simbolo della loro grande amicizia e di ciò che hanno lasciato. La miglior esibizione di Pino, per me, fu ai David di Donatello del ’99, in onore dell’ormai scomparso Massimo. Fu struggente, da far spezzare il respiro ai più, dimostrando quanto fosse significativo per Pino il rapporto con lui. “Qual è il tuo ricordo di Massimo?”
“Sono le sue risate, il suo modo ironico di affrontare la vita che mi accompagna anche oggi nella mia di vita. Forse non ho mai dei ricordi, viviamo insieme, in simbiosi”.
Sono sicuro che passino le loro giornate insieme in Paradiso a parlare di musica, teatro e di Napoli, buttando sempre un occhio su quello che accade, prendendosi in giro in continuazione e osservando con ilarità quanto ci siamo complicati.
A cura di Mattia.
